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Sezione FAQ |
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Sezione: Diritti e doveri, data: 29/12/2003 |
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Quali sono le iniziative di formazione per gli insegnanti previste in occasione del varo della Riforma Moratti ?
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| Occorre precisare che il Piano di formazione, al momento, si riferisce alla scuola primaria (elementare) ed è collegato al DM 61/2003, con il quale vengono introdotte alcune innovazioni nelle classi prime e seconde elementari (nuove tecnologie informatiche, lingua inglese, sperimentazione nuove indicazioni -solo su richiesta). La formazione avviene mediante accesso alla piattaforma INDIRE, accompagnata da incontri in presenza gestiti da tutor. La partecipazione è facoltativa.
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In Emilia-Romagna il Piano di formazione si caratterizza per il suo profilo triennale, nell'ottica di accompagnare le scuole nei processi di innovazione valorizzando le competenze e le risorse professionali disponibili nel territorio. A tal fine in ogni scuola vengono individuati tre tutor per la formazione (1.lingua inglese, 2.nuove tecnoligie; 3.quadro di sistema) che rappresentano i punti di riferimento per lo sviluppo di azioni di ricerca, formazione, sperimentazione delle innovazioni. A livello regionale, in collaborazione con l'IRRE, saranno costituiti gruppi di ricerca sui principali temi in discussione, sia di carattere pedagogico (portfolio, tutor, laborari, personalizzazione, ecc.), sia di carattere disciplinare (per l'analisi dei nuovi curricoli).
Per una prima conoscenza del modello formativo, dei ruoli dei diversi soggetti, nonchè dell'organigramma funzionale, è utile consultare la presentazione allegata ed il progetto operativo.
Per seguire l'evoluzione del programma di formazione e le sue scadenze, si suggerisce di consultare il sito dell'Ufficio Scolastico Regionale per l'Emilia-Romagna, alla voce "news" digitando "aggiornamento" dal menù aree tematiche.
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presentazioneprogettodm61.ppt
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formazione-riforma.pdf
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www.istruzioneer.it/
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www.indire.it/formazionedm61/
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Sezione: teorie e metodi, data: 27/12/2003 |
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Che cos'è un focus group ? Quando è opportuno utilizzare tale tecnica ? Concretamente, come si realizza ?
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Il focus group è una tecnica di ricerca di tipo qualitativo, che viene utilizzata per raccogliere, in modo partecipato e caldo, valutazioni, giudizi, opinioni, riguardanti un risultato, un processo, un prodotto. Oltre che a fini conoscitivi, può essere utilizzato anche all’interno di strategie di miglioramento organizzativo (ad Es. autovalutazione d’Istituto).
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Come realizzare un focus group
Un incontro di focus group deve avere un obiettivo ben definito attraverso una breve domanda essenziale, che contenga il cuore dell’obiettivo. Altre due o tre domande di ulteriore esplicitazione dell’obiettivo possono essere utilizzate per stimolare la discussione e per approfondire l’argomento. L’approfondimento dell’argomento deve far emergere una piattaforma concettuale, formata da sub-concetti, tra loro interrelati a sistema, quale esplicitazione descrittiva di tutte le possibili ed ipotetiche componenti di quell’argomento.
Metodologia di conduzione
Il focus group viene normalmente effettuato da due persone: un conduttore, che conduce la discussione, e un osservatore, che esamina le dinamiche relazionali del gruppo e che conserva la memoria della discussione, sia prendendo appunti in modo strutturato con una griglia di osservazione, sia assicurandone la registrazione su nastro magnetico. Il conduttore, al fine di focalizzare ed orientare la discussione, avrà a sua disposizione, oltre alla domanda centrale, una serie di domande-stimolo (quali sviluppi coerenti della breve domanda essenziale e/o delle due o tre domande di corollario) con alcune parole-chiave, che costituiscono le prime ipotetiche infrastrutture della piattaforma concettuale relativa all’argomento.
Metodologia di lavoro
I partecipanti (indicativamente da 7 a 12 persone), il conduttore e l’osservatore si dispongono, possibilmente, seduti in cerchio e quindi non seduti ad esempio intorno ad un tavolo. Gli elementi di setting (tempi, modalità di intervento …) vanno definiti prima dell’inizio del focus group con i partecipanti. Il conduttore porge via via gli elementi di discussione, rispettando i tempi, ma dando ad ogni partecipante l'opportunità di esprimere liberamente la propria opinione; la comunicazione nel gruppo è impostata in modo aperto e partecipato, con un'alta propensione all'ascolto. Il focus group non deve durare meno di 90 minuti e non oltre i 120 minuti.
Fasi di attuazione
Per meglio impostare la conduzione del gruppo, è bene tener presente che in un focus group sono distinguibili quattro fasi : 1. RISCALDAMENTO – è la fase più delicata in cui si determina l'esito del focus group, poiché a volte conduttore e osservatore possono essere percepiti con una qualche forma di diffidenza. E’ bene promuovere un clima di accoglienza con un approccio amichevole e soft, ma soprattutto condividendo le finalità e gli obiettivi del focus stesso. 2. RELAZIONE – in questa fase si promuove il clima del gruppo. E’ perciò opportuno fare alcune considerazioni sulla mission del committente, sui valori comuni e sulla cultura del servizio. Si inizia poi a strutturare la comunicazione sul contenuto. 3. CONSOLIDAMENTO – in questo momento, di solito, emergono le problematiche interne più sentite. Può, pertanto, risultare molto significativo attivare dei processi, che, oltre a lasciare che il gruppo metta in evidenza le proprie criticità e si inoltri per itinerari propri, sappiano promuovere atteggiamenti e tensioni decisamente orientati al compito (capacità di mediazioni efficaci da parte del conduttore al fine di evitare le strutture comunicative tipiche della svalutazione di sé, degli altri e del contesto), nella contemporanea attenzione al potenziamento della relazione. 4. DISTACCO – la quarta fase è quella del momento dell’allontanamento: per evitare di deludere le aspettative, ma soprattutto per valorizzare le attese dei partecipanti, si fa un breve bilancio dell’incontro, ringraziando per la collaborazione dimostrata.
Alcune indicazioni pratiche
1. Non utilizzare le tecniche comunicative direttive della domanda e della investigazione attraverso il perché. 2. Contenere il leader informale che tenta di orientare il gruppo con il suo ascendente. 3. Mediare anticipatamente affinchè l'incontro si orienti su valenze positive. Tentare di incrementare la relazione tra conduttore/osservatore e partecipanti 4. Preoccuparsi di dar sempre voce ai più deboli e ai più timidi, altrimenti si rischia di perdere punti di vista importanti 5. Ridimensionare e riorientare quelle considerazioni dei partecipanti che innescano meccanismi di fuga dall’argomento. 6. Non svalutare le opinioni dei partecipanti, anche se di opinione contraria alla propria (attenzione alla cura della comunicazione verbale e non verbale ). 7. Non esprimere mai la propria opinione e non dare giudizi, tentare invece di rilanciare sempre la questione al gruppo. 8. Chi conduce il focus gruop non si deve preoccupare di approfondire il problema/la questione, secondo il suo sentire, orientando la discussione in un certo modo. 9. Il focus group è fatto perché sia il gruppo dei partecipanti a costruire la piattaforma concettuale sulla base delle prime ipotetiche infrastrutture predisposte prima del focus. 10. Il conduttore deve rispettare il più possibile i tempi che si è dato prima dell’incontro, nella certezza che per molti dei problemi trattati, il tempo sarebbe comunque sempre “troppo poco”
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Sezione: pratiche ed esempi, data: 28/10/2003 |
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A che punto è lo svolgimento del progetto FORTIC in Emilia-Romagna? Quanti insegnanti sono coinvolti in questo momento? Per chi è rimasto escluso dai primi corsi sono previste ulteriori possibilità di frequenza?
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Il piano nazionale di formazione sulle competenze informatiche e tecnologiche coinvolge al momento nella regione Emilia-Romagna circa 10000 insegnanti. Le frequenze dei corsi risultano elevate ed il clima di soddisfazione superiore alle aspettative.
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Non è stato fornito un calendario regionale e ciascuna sede di corso ha potuto gestire in maniera autonoma l'organizzazione e la scansione dei corsi. L'USR ha unicamente indicato dei periodi di massima per l'inizio delle attività: la disponibilità dei materiali didattici e i limiti meno restrittivi sulle iscrizioni hanno favorito l'avvio dei corsi di livello A nel mese di febbraio 2003, i controlli più selettivi delle candidature e la disponibilità posticipate del materiale didattico hanno permesso l'avvio dei corsi di livello B e C rispettivamente al mese di marzo e maggio. L'USR presume che per febbraio 2004 i corsi di livello A saranno tutti terminati, per il mese di marzo saranno terminati quelli di livello B, per maggio quelli di livello C. Per chi è rimasto escuso dai primi corsi sono prreviste ulteriori possibilità di frequenza. Molte scuole della regione si sono proposte quale centro di formazione manifestando la disponibilità di dispositivi tecnologicamente avanzati e personale docente altamente specializzato; ciò ha fatto sì che il modello organizzativo seguito per l'erogazione della formazione su tutti e tre i livelli sia stato quello dell'affidamento del corso direttamente alle scuole. Solo in alcuni casi dove erano particolarmente favorite le collaborazioni esterne, le scuole hanno stabilito accordi con le Università, gli istituti di ricerca e con le società di formazione prevalentemente per l'erogazione della formazione di livello B e C. Sono stati previsti in media da due a tre tutor per ciascun corso A, B e C attraverso una selezione curata direttamente dal direttore del corso sulla base di un elenco regionale.Nella maggioranza di casi per il livello A i primi sette moduli del corso sono stati affidati a tutor con maggiori competenze tecniche mentre gli ultimi sette moduli sono stati affidati a tutor con maggiori competenze didattiche. Sono state previste attività di formazione dei tutor a livello regionale con due incontri: un seminario a cura dell'USR organizzato nell'ambito di DOCET sulla funzione del tutor nell'ambito della formazione a distanza e della formazione in presenza e un convegno all'interno della rassegna SCUOLA 6.0. L'USR inoltre ha affidato a tre centri di "eccellenza" , il centro LTT di Parma operante sulle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia , il progetto Marconi di Bologna operante sulle province di Modena, Bologna e Ferrara, il CRIAD di Cesena operante sulle province di Ravenna , Rimini e Forlì il compito di approfondire l'attività di formazione dei tutor a livello provinciale: prima dell'avvio di corsi ogni centro ha organizzato sul territorio di pertinenza da uno a due incontri formativi. Le attività di sostegno e di coordinamento sono state seguite ed organizzate direttamente dai rappresentanti provinciali del gruppo di coordinamento regionale che hanno operato cercando di uniformare sulla provincia le linee d'intervento diversificandole per livello di corso. I rappresentanti provinciali del gruppo di coordinamento regionale sono intervenuti per organizzare collegialmente i lavori con incontri in presenza dei tutor, istituendo, dietro consiglio dell'USR, la figura di un tutor esperto di riferimento per affrontare le varie problematiche chiamato "MASTER TRAINER", con delle "mailing list" che permettono ai tutor di comunicare e confrontarsi tra loro e con il "master trainer" e con degli spazi sul sito dei CSA riservato unicamente ai tutor. Per i moduli di argomenti didattici paralleli ai due percorsi si sono creati dei momenti di raccordo formativo tra i tutor di livello A con quelli di livello B. Per la loro natura vasta e dispersiva i materiali del percorso B hanno creato qualche problema di tipo organizzativo. In generale, per risolverli, si è creato uno staff di tutor che prevede ciascun componente specializzato su due o tre moduli. Questo tipo di scelta permette di far intervenire e coinvolgere questi "esperti" anche su quei moduli del percorso A che approfondiscono argomenti didattici paralleli al percorso B. Alternativamente si sono scelti dei percorsi di lavoro trasversali che affrontano più moduli in relazione a delle specifiche tematiche e/o a delle specifiche esperienze didattiche. La scelta di due o più tutor per corso è stata ritenuta la più opportuna perché la richiesta di competenze è risultata molto elevata. Le iniziative promosse dai rappresentanti provinciali del gruppo di coordinamento regionale in questo periodo sono finalizzate alla realizzazione di sondaggi condotti tra corsisti o tra i tutor stessi attraverso questionari, mailing list, ecc., per individuare esigenze particolari e/o tematiche d'interesse generale su cui focalizzare le attività di formazione dei tutor nel prossimo futuro. Sono già previsti degli incontri seminariali realizzati prevalentemente in collaborazione con le società di formazione e le Università per il percorso A integrato al B, separatamente per il percorso C. I corsi C, vista la natura altamente specialistica degli argomenti, sono stati organizzati separatamente e non presentano particolari problemi. Segue il corso un tutor esperto, già competente o formato da ente esterno. Per il recupero delle frequenze, l'USR ha organizzato attività seminariali su tematiche di interesse generale ed i rappresentanti provinciali del gruppo di coordinamento regionale hanno in programma di realizzare altri incontri su tematiche di approfondimento più specifiche. Per monitorare l'andamento delle attività sono stati realizzati incontri del gruppo di coordinamento regionale che lavora al progetto durante i quali sono emerse le difficoltà in "itinere", sono stati attivati momenti di discussione e confronto e sono state proposte soluzioni alle diverse problematiche. Parallelamente al monitoraggio realizzato dall'INVALSI, si sta pensando, a livello regionale, di raccogliere le schede di rilevazione redatte da alcuni componenti del gruppo di coordinamento in occasione delle visite dei corsi in loco. In aggiunta al monitoraggio nazionale, si pensa di incaricare i referenti a compilare delle relazioni sulle diverse realtà ed esperienze provinciali. Sulla base della documentazione prodotta l'USR potrà fornire un quadro generale su l'andamento del progetto nella regione.
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