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Sezione articoli |
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Sezione: I metodi |
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Formazione in servizio: è tempo di un rilancio
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Per qualificare la formazione in servizio è necessaria una riflessione approfondita su metodologie, contenuti, modalità
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Articolo scritto da:
Giancarlo Cerini
inserito il: 14/07/2004
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Uno scenario in movimento Fa piacere scoprire che tra i crediti formativi di cui parla, in maniera innovativa, il recente documento siglato tra Ministero dell’Istruzione, Aran e Organizzazioni Sindacali , venga riconosciuta la partecipazione ad iniziative di aggiornamento e di formazione. Si tratta di un segnale in contro-tendenza (positiva) perché negli ultimi anni la formazione in servizio del personale della scuola era stata confinata nel limbo del “diritto-dovere”, anzi del semplice “diritto”, determinando un certo lassismo nei comportamenti di molti docenti. E’ pur sempre alta la percentuale dei docenti che curano il proprio perfezionamento professionale (anzi, per qualcuno si potrebbe coniare il termine di docente “onnivoro” dell’aggiornamento), ma si manifesta uno “zoccolo duro” di personale “impermeabile” alle sollecitazioni della formazione, anche per l’assenza di incentivi (positivi o negativi), in grado di premiare o sanzionare i diversi comportamenti. Certo, non si può ridurre la questione della professionalità docente alla frequentazione di qualche corso di aggiornamento (magari di dubbia qualità). Si dovrebbe ormai parlare di un vero e proprio progetto di sviluppo professionale, come elemento costitutivo degli standard professionali minimi caratteristici di ogni docente. E’ di questo che si è cominciato a discutere nei tavoli sindacali, ma anche in Parlamento, ove sono state depositate alcune proposte di nuovo “stato giuridico” o “statuto professionale” dei docenti . Il tema è assai delicato perché molti temono che percorrere la via legislativa per il riconoscimento di uno status professionale ai docenti possa rappresentare uno smacco per la rappresentatività dei sindacati e quindi indebolire la tutela contrattuale e la necessaria concertazione delle decisioni. Naturalmente, sul fronte opposto, si denuncia l’eccessiva presa sindacale sulle questioni professionali. C’è del vero in entrambe le posizioni, comunque accomunate dalla preoccupazione che il Parlamento conceda una delega troppo ampia all’esecutivo in materia di professione, di reclutamento, di carriera docente.
Tuttavia la legge 53 del 28-3-2003 (art. 5) è già intervenuta in materia di formazione degli insegnanti, riconfermando un impegnativo percorso di formazione iniziale, con l’obbligo di una laurea specialistica (pari a 3+2 anni di corso) per i docenti di tutti gli ordini scolastici, che prevede –come novità- un più esplicito rapporto tra formazione accademica e formazione sul campo (laboratori, tirocini, praticantato) che potrebbe anche sfociare in un diverso modello di reclutamento dei docenti. Non sono, infatti, da escludere passerelle agevolate verso il mondo del lavoro per coloro che si sono cimentati in un così impegnativo curricolo formativo: infatti, sarebbe improponibile far balenare ai neo-laureati le “forche caudine” di aleatori concorsi o la “via crucis” del precariato .
(segue il testo come allegato)(in corso di stampa sulla rivista dell'IRRE Emilia-Romagna "Innovazione Educativa", n. 3-4, 2004). |
2004-aggiornamento-tempodirilancio.doc
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